Sanremo, Celentano e la donazione alle famiglie povere. Don Albanesi: “Meccanismo depravato e cinico”

A me pare che don Vinicio Albanesi abbia ragione. E a voi? (nandocan)

Il presidente della Comunità di Capodarco: “Aiutare famiglie povere, coinvolgendo sindaci, costruendoci sopra una specie di spot, offende la dignità delle persone e gli stessi sindaci, chiamati a garantire il minimo di sussistenza a tutti i cittadini”

CAPODARCO DI FERMO, 1 febbraio 2012 – E’ polemica sulla scelta di Adriano Celentano di devolvere parte del suo compenso sanremese a sette famiglie bisognose, affidando a sette sindaci l’incarico di selezionarle. Come noto, la decisione di Celentano arriva dopo lo sconcerto sorto all’indomani della pubblicazione del compenso che il cantante avrebbe percepito per la sua partecipazione al festival della canzone italiana (350 mila euro a serata). Polemiche che hanno spinto l’artista a manifestare l’intenzione di devolvere il compenso in beneficenza. Secondo modalità, però, che hanno suscitato ulteriori polemiche. Come detto: soldi che andranno a Emergency e richiesta ai sindaci di sette grandi città di segnalare altrettante famiglie povere a cui devolvere il compenso. A Melog di Gianluca Nicoletti su Radio 24, in una puntata ironicamente intitolata Il casting della povertà” e con la quale lo stesso Nicoletti ha voluto affrontare il tema, don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, ha espresso il proprio disappunto. E adesso aggiunge: “Non so come sia nata l’idea di lanciare da parte di Adriano Celentano, al festival di San Remo, il progetto dei ‘magnifici sette’: coinvolgere sette sindaci di grandi città d’Italia, Verona, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari per ‘scegliere’ famiglie povere alle quali destinare parte del compenso incassato per la partecipazione al festival. Accolta la buona intenzione, l’iniziativa è ‘diabolica’, nel senso che aiutare famiglie povere, coinvolgendo sindaci di qualche centinaia di migliaia di poveri per qualche aiuto, costruendoci sopra una specie di spot, offende la dignità delle persone e offende gli stessi Sindaci, chiamati a garantire il minimo di sussistenza a tutti i loro cittadini”.

Continua don Albanesi: “Noi proveniamo da quella cultura cristiana che suggerisce: ‘Quando tu invece fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra’ (Matteo, 6,3). Un atto di umiltà per se stessi e per coloro che si aiutano. E’ una questione di rispetto e di dignità per chi dà e per chi riceve. Dopo le polemiche sul cachet di Celentano probabilmente si è voluto strafare, alzando la voce (questa volta benevola) sul proprio agire”.
“Era invece possibile attivare un progetto per aiutare più persone – conclude don Albanesi -: un asilo per i senza dimora, un aiuto a chi non riesce a pagare le bollette, un sostegno ai minori contro l’abbandono scolastico. Qualcosa che, nel tempo, poteva assistere più persone e in modo stabile. A Roma ci saranno qualcosa come 500-600 mila poveri, figurarsi che senso ha andare a pescare una famiglia tra tutti questi. Ma oramai la pubblicità non si ferma davanti a nessun gesto, perché è diventato un meccanismo depravato e cinico”.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

0 pensieri riguardo “Sanremo, Celentano e la donazione alle famiglie povere. Don Albanesi: “Meccanismo depravato e cinico”

  1. Ha fatto bene Celentano a dire esattamente cosa ci farà con i soldi. Sono soldi di tutti ed era giusto sapere dove finiscono. Non è beneficenza ostentata, è trasparenza!

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