13. L’immaginazione morale

da “L’evoluzione di Dio” di Robert Wright*

Oggi il sistema sociale, un sistema sociale che comincia a essere globale, è ancora una volta minacciato dal caos. Ora, però, la religione sembra essere il problema, non la soluzione. Le tensioni tra ebrei, cristiani e musulmani – o almeno tra alcuni ebrei, cristiani e musulmani – mettono a repentaglio l’ordine mondiale. E le tensioni sono acuite dalle Scritture di queste religioni, o almeno dall’interpretazione che delle Scritture danno coloro che acuiscono le tensioni.

Quando qualcuno ritiene di essere coinvolto in un rapporto a somma zero con altre persone – vede le proprie sorti come inversamente proporzionali alle sorti dell’altro, considera il gioco sbilanciato da una parte o dall’altra – tende a trovare una base scritturale all’intolleranza o alla bellicosità… Quando il rapporto viene considerato a somma non zero – le proprie sorti vengono considerate direttamente proporzionali, si vede il potenziale per un gioco paritario – si è maggiormente inclini a trovare il lato tollerante e indulgente delle proprie Scritture.

È questo il modo in cui si sviluppa l’evoluzione morale, nell’antica Israele, nella Roma degli albori di del cristianesimo, nell’Arabia di Maometto, nel mondo moderno: la cultura di un popolo si adatta ai cambiamenti salienti nelle dinamiche tipiche della teoria dei giochi, modificando la propria valutazione dello status del popolo con cui sta giocando. Nel caso della cultura religiosa, questo adattamento richiederà dei cambiamenti nell’interpretazione delle Scritture e nella scelta delle Scritture da mettere in evidenza. Accadeva nell’antichità e accade anche oggi.

Nella pratica però…una realtà complessa

Nella pratica, però, vari elementi possono impedire al potenziale a somma non zero di tradursi in sentimenti che realizzino quel potenziale. I palestinesi e gli israeliani partecipano a un gioco a somma non zero, perché né i primi né i secondi hanno intenzione di cacciare via gli altri dalla regione. Considerata l’inevitabilità della coesistenza, una pace duratura sarebbe positiva per entrambi e una guerra duratura sarebbe per entrambi negativa. Da tutte e due le parti, sono in molti a percepire, almeno in astratto, questa correlazione di fortune. Tuttavia è ancora difficile raggiungere un accordo perché ognuna delle parti sospetta che l’altra lo violerebbe.

Se i musulmani diventeranno meno contenti del posto che occupano nel mondo, l’appoggio all’Islam radicale crescerà e, quindi, la situazione dell’Occidente peggiorerà. Se, d’altro canto, un numero crescente di musulmani si sentirà rispettato dall’Occidente e avvertirà di poter ottenere dei vantaggi dai rapporti con esso, l’appoggio per l’Islam radicale diminuirà, e gli occidentali saranno più protetti dal terrorismo.

Molti cristiani evangelici e altri occidentali guardano ai musulmani con sospetto, e considerano i rapporti tra l’Occidente e il mondo musulmano come uno “scontro di civiltà”. E molti musulmani hanno questo stesso atteggiamento nei confronti dell’Occidente.

Muslims shout slogans as they hold placards during a protest against French President Emmanuel Macron and against the publishing of caricatures of the Prophet Muhammad they deem blasphemous, in Mumbai, India, Wednesday, Oct. 28, 2020. Muslims in the Middle East and beyond on Monday called for boycotts of French products and for protests over the caricatures, but Macron has vowed his country will not back down from its secular ideals and defense of free speech. (AP Photo/Rafiq Maqbool)

L’antipatia verso i musulmani che sembrano contrari ai valori occidentali, se non all’Occidente in sé, è realmente nell’interesse degli occidentali? Forse no…

Dopotutto evitare che i musulmani più moderati si uniscano a quelli che dimostrano indignazione sarebbe positivo, e capire quali circostanze abbiano irritato questi musulmani potrebbe facilitare il compito. Sarebbe anche interessante capire per quale motivo gli attentatori suicidi diventino attentatori suicidi, non perché potremmo aiutarli a diventare moderati (in bocca al lupo!), ma perché potremmo evitare che i moderati diventino come loro.

L’odio impedisce la comprensione intralciando la nostra “immaginazione morale”, la nostra capacità di metterci nei panni degli altri…

In effetti l’immaginazione morale è uno dei principali elementi motori dello schema che abbiamo osservato in tutto il libro: la tendenza a individuare la tolleranza nella propria religione nel caso si interagisca con persone con cui si potrebbero fare affari, e a individuare l’intolleranza o addirittura la bellicosità quando, invece, si percepisce il rapporto come a somma zero. E ora vediamo uno strano residuo di questo meccanismo:

la nostra capacità di comprendere le motivazioni degli altri tende a essere accompagnata da un giudizio morale preconfezionato.

La barca

Il modo migliore per contrastare l’avversione viscerale all’estensione dell’immaginazione murale passa dalle viscere, è una sorta di rimedio omeopatico. Ricordate che la più grande aspirazione dei nostri veri nemici, i terroristi, è di accogliere l’odio e il silenzioso rancore della maggior parte dei musulmani. Quindi,

se il fatto di prestare ascolto ad alcune delle lagnanze del nemico significa prestare ascolto alle lagnanze dei musulmani in generale, questa potrebbe dimostrarsi la migliore vendetta contro i nemici. L’idea di fondo ricorda vagamente la saggezza diffusa dall’apostolo Paolo e tratta dalla letteratura sapienziale ebraica: “Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli acqua da bere, perché così facendo “ammasserai carboni ardenti sul suo capo”.

La storia delle religioni abramitiche – e dell’evoluzione di Dio – è iniziata proprio con l’espansione dell’immaginazione morale fino al punto in cui potesse rimanere incontrastata. Questa espansione è l’aspetto più positivo della religione.

Forse non è esagerato dire che la salvezza del pianeta – la coerenza e la forza di un’organizzazione sociale emergente a livello globale – dipende da tale progresso.Questo è ciò che accade quando l’ambito dei rapporti a somma zero raggiunge dimensioni planetarie: quando si è tutti sulla stessa barca, o si impara ad andare d’accordo o possono succedere cose molto spiacevoli.

Il rischio di un caos senza precedenti

Se le religioni abramitiche non rispondono a questo ultimatum dimostrando capacità di adattamento, se non espandono la loro immaginazione morale, il rischio è un caos senza precedenti. I precursori di queste religioni – le antiche religioni di Mesopotamia ed Egitto – avevano ragione nel dipingere il trionfo del caos come il fallimento dell’impresa religiosa.

Ma noi possiamo dire che, in genere, le religioni che non sono riuscite ad allineare la salvezza individuale con la salvezza sociale alla fine non hanno avuto successo. E, che piaccia o no, oggi il sistema sociale da salvare è globale. Qualsiasi religione i cui presupposti per la salvezza individuale non portino la salvezza del mondo intero è una religione che ha fatto il suo tempo.

(fine)

* “Una lucida analisi di come la dottrina e le pratiche religiose siano cambiate nei secoli, generalmente in meglio”. Così il Times di Londra annunciava 12 anni fa la pubblicazione da parte di Newton Compton editori del libro di Robert Wright “L’evoluzione di Dio”. Non sono e non saranno molti i testi per divulgare i quali sono disposto a sottopormi alla considerevole fatica di copiare e presentare i brani che ho ritenuto più significativi. Ho pensato che il saggio di Wright – 480 pagine scritte con grande chiarezza, appassionanti e al tempo stesso ben documentate – ne valesse la pena, non fosse altro che per invitare alla lettura integrale.
Robert Wright ha insegnato filosofia a Princeton e religione all’università della Pennsylvania. E’ membro della New America Foundation e collabora con la rivista “The New Republic”, ma i suoi articoli sono apparsi anche su “Time”, sull’ “Atlantic Monthly” e sul “New Yorker”. Finalista del National Book Critics Circle Award, è autore di saggi selezionati dal “New York Times” fra i migliori libri di quell’anno. Anche “L’evoluzione di Dio” è stato per diverse settimane nella classifica del “New York Times”.  

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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