11 settembre 1973, i file audio del golpe

La Bbc pubblica le undici registrazioni originali del colpo di stato di Pinochet
11 settembre 1973, i file audio del golpe
di Paolo Manzo* – Undici suoni per ricordare senza il filtro del tempo quell’11 settembre di quarant’anni fa. Attraverso una lodevole iniziativa della BBC sono state pubblicate e riunite le undici registrazioni originali che meglio di qualsiasi commento o interpretazione storica permettono a chi li ascolta di compiere un singolare viaggio indietro nel tempo. E vivere dal di dentro, come se questi 40 anni non fossero passati, una delle pagine più drammatiche della storia del Cile.

Si comincia con le parole gelide e aguzze del generale Augusto Pinochet Ugarte che chiede la rinuncia senza condizioni del presidente legittimo Salvador Allende per passare poi ai drammatici minuti dell’ultimatum del bombardamento del Palazzo della Moneda, il Palazzo presidenziale. Allende, con una voce grave in quanto consapevole del suo destino, chiede una tregua perché possano trovare la via della fuga le undici donne che si trovavano dentro la Moneda, tra cui anche la figlia Beatrice.

Intorno, intanto, i carrarmati stanno facendo quadrato. È alle 11 e 50 del mattino che la storia cambia repentinamente pagina: cominciano i bombardamenti ad opera degli Hawker Hunter del gruppo 7 della Forza Aere Cilena. È uno dei momenti più drammatici. L’audio si fa cupo. Il golpe sta mettendo in calce la sua firma. Da quel momento in poi niente sarebbe stato più lo stesso in Cile.

Neanche un’ora dopo comincia uno spettrale coprifuoco. Dal rumore assordante degli aerei, delle bombe e delle sirene si passa così al silenzio di morte, semplice prologo di un libro che sarebbe durato 17 anni e che avrebbe fatto almeno 40mila vittime. Alle 13 ecco le parole del presidente destituito. Allende annuncia la resa. Da lì in poi la storia avrebbe cavalcato veloce. Il suo suicidio sarebbe stato messo in questione solo molti anni dopo, un paese intero avrebbe pagato un prezzo altissimo. Le registrazioni, mantenutesi miracolosamente intatte, sono state tratte da archivi radiofonici dell’epoca, nazionali ed internazionali. Una voce che non è riuscita a non farsi spegnere dal peso delle armi.

*da Europa

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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