11 ottobre: Stop TTIP. Difendiamo i diritti e i beni comuni

TTIPGiornali e telegiornali non ne parlano, mentre le lobby del commercio nordamericano ed europeo trattano nuove regole e nuovi limiti da introdurre nella politica economica dei paesi europei e del nord america. Cerchiamo almeno di saperne qualcosa. Dall’agenzia ADISTA ecco dove e come informarsi (nandocan). 

37789 ROMA-ADISTA. Mascherata dietro le parole d’ordine di austerità, crisi e competitività, l’Unione Europea si sta trasformando nel «laboratorio in cui le lobby corporative sperimentano la possibilità di sottrarre ai popoli e ai cittadini ogni facoltà decisionale» in ambiti che riguardano la vita delle persone e toccano gli interessi delle grandi multinazionali. E i negoziati commerciali tra Europa e Nord America, come il Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), avviato nel 2013 e attualmente al vaglio della Commissione europea, sono gli strumenti politici privilegiati delle lobby transnazionali per centrare tale obiettivo. È senza appello la denuncia della Campagna “Stop TTIP Italia”, nata nel febbraio 2014 con l’intento di coordinare le attività di circa 60 realtà che si oppongono ai trattati commerciali in corso, tra le quali Arci, Associazione Botteghe del Mondo, A Sud, Attac Italia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Comune-info, Fiom, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, Mst-Italia, Re:Common, Sbilanciamoci!, Un Ponte Per e molte altre (ulteriori informazioni sulla Campagna e sulle iniziative: stopttipitalia@gmail.com, http://stop-ttip-italia.net).

Nel comunicato “11 ottobre: Stop TTIP. Difendiamo i diritti e i beni comuni”, i promotori lanciano «un appello per fare dell’11 ottobre una giornata di azione per fermare i negoziati TTIP, CETA, TISA e tutti gli altri negoziati di liberalizzazione commerciale in corso e per promuovere politiche commerciali alternative, che mettano i diritti, il governo dei popoli e l’ambiente al primo posto». Se questi accordi andranno in porto, avverte la Campagna, ricordando che le politiche commerciali transatlantiche incidono pesantemente sulla vita dei popoli e dei singoli cittadini, le multinazionali potranno citare in giudizio presso un tribunale ad hoc i governi qualora le politiche nazionali limitino i loro profitti; saranno abbassati «gli standard di salute e di sicurezza nel tentativo di “armonizzare” le regole al di qua e al di là dell’Atlantico»; sarà minata la capacità dei singoli governi nazionali «di impedire le pratiche commerciali pericolose come il fracking o l’uso di ogm»; e saranno privatizzati e svenduti servizi pubblici e beni comuni, in barba alla volontà popolare che, in Italia per esempio, si è chiaramente espressa nello storico referendum di giugno 2012 per l’acqua pubblica e contro il nucleare.

La giornata d’azione dell’11 ottobre, invita il comunicato, «renderà il nostro dissenso pubblicamente visibile per le strade d’Europa. Porteremo il dibattito su queste politiche nell’arena pubblica, da cui la Commissione europea e i governi europei cercano di tenerlo lontano. Proporremo le nostre alternative per politiche economiche diverse».

Nei giorni precedenti l’11 ottobre, “Stop TTIP Italia” invita comitati e singoli cittadini ad organizzarsi autonomamente per distribuire materiale informativo (volantino e pieghevole, in versione web o stampabile, disponibili sul sito http://stop-ttip-italia.net), al fine di sensibilizzare i cittadini su cos’è il TTIP e sulle sue drammatiche conseguenze in termini di sicurezza alimentare, beni comuni, servizi pubblici, made in Italy, ambiente, salute, privacy, lavoro, democrazia e sovranità.

Da segnalare, tra le altre iniziative della Campagna, una proposta di mozione/deliberazione, da sottoporre e far votare ai Consigli comunali o regionali di tutta Italia (anch’essa reperibile sul sito). L’obiettivo prioritario del TTIP, si legge nella bozza, «è quello dell’eliminazione di tutte le barriere “non tariffarie”, ovvero le normative che limitano la piena libertà d’investimento e i profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali a est ed ovest dell’oceano Atlantico». Le barriere “non tariffarie”, chiarisce il testo, sono tutte quelle regole nazionali «volte alla tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, alla salvaguardia dei beni comuni, alla garanzia di standard per la sicurezza alimentare, per la tutela dell’ambiente e della dignità sociale». La bozza denuncia poi l’irruzione delle multinazionali nei mercati nazionali di beni e servizi pubblici, l’assoluta segretezza dei negoziati, sottratti al controllo dell’opinione pubblica, il vulnus democratico introdotto dalla possibilità delle corporation di citare governi ed Enti locali che minacciano i loro profitti. Ed invita il Consiglio ad esprimere pubblicamente «il proprio totale dissenso» nei confronti del TTIP, impegnando giunta, sindaco e presidente «ad intraprendere tutte le azioni di pressione di propria competenza volte a promuovere il ritiro da parte del governo italiano» e a promuovere nel territorio «azioni di sensibilizzazione e mobilitazione contro il TTIP». (giampaolo petrucci)

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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