1 miliardo Usa per l’Iron Dome, l’anti razzi di Israele, ma al Congresso torna il problema Palestina

di Ennio Remondino, 24 settembre 2021

La Camera Usa stanzia un miliardo di dollari per il sistema di difesa Iron Dome di Israele, segnala l’ANSA. 420 voti a favore e solo nove contrari, ma politicamente pesanti. Hanno votato contro le democratiche Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib, mentre ex candidata alla presidenza Ocasio-Cortez si è limitata a dire ‘presente’. Problemi in casa democratica sul fronte Israele-Palestina.

Giovedì una dozzina di democratici hanno presentato una proposta di legge su come gli Stati Uniti possono aiutare per una soluzione a due stati tra Israele e palestinesi.

Iron Dome, la ‘cupola di ferro’

Israele avrà il miliardo di dollari che ha chiesto agli Usa per rifornire di missili intercettori le sue batterie Iron Dome, impiegate massicciamente lo scorso maggio durante l’escalation con Hamas e il lancio di centinaia di razzi da Gaza. Nel sistema Iron Dome, il radar rileva minacce fino a 70 chilometri di distanza, poi parte il missile Tamir, molto preciso. 90% di razzi senza guida abbattuti, ma anche un sacco di missili e di soldi volati via. Ed ecco la richiesta di ulteriori aiuto statunitensi.

Questione palestinese in casa dem

Finanziamento straordinario. I fondi vanno ad aggiungersi al miliardo e 600 milioni di dollari già stanziati dagli Usa per il sistema Iron Dome e ai tre miliardi di dollari di aiuti annuali. «Ma in Israele non si canta vittoria – segnala l’Agenzia NenaNews – perché la corrente più progressista dei Democratici, guidata dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortes, si è opposta con forza e per giorni al nuovo finanziamento, ricordando le vittime palestinesi degli attacchi aerei israeliani su Gaza».

«La maggioranza dei Democratici sostiene Israele ma il gruppo radicale si sta facendo più forte» ha commentato il ministro della Diaspora, Nacham Shai.

Senza pace, la ‘Cupola di ferro’

L’Iron Dome nasce come sistema totalmente ‘made in Israel’, almeno nel progetto, salvo i dollari e tecnologie Usa: «Partenariato strategico con gli Stati Uniti». Nel corso degli anni l’Iron Dome è entrato nella cooperazione bilaterale con Washington. Pronta a coprire con il proprio budget alcune quote del programma coinvolgendo l’industria e stelle e strisce. Secondo l’attento portale Missile Threat del Csis, oggi circa il 55% delle componenti del sistema è realizzato negli Usa secondo accordi tra l’israeliana Rafael e l’americana Raytheon. Anche gli Stati Uniti hanno beneficiato dell’intesa. 

 Il costo di un singolo intercettore Tamir si aggira intorno ai 100mila dollari. Mentre l’intero sistema Iron Dome vale 100 milioni di dollari.

Da Haaretz quotidiano israeliano

I Democratici che cercano di rendere di nuovo rilevante la soluzione dei due Stati al Congresso.

Giovedì una dozzina di democratici della Camera hanno presentato una proposta di legge su come gli Stati Uniti possono aiutare a preservare e spingere per una soluzione a due stati tra Israele e palestinesi.
«Sebbene sia improbabile che venga approvato, il disegno di legge di Andy Levin porta la firma di più di una dozzina di legislatori che si considerano pro-Israele ma contrari all’occupazione».

Politica Usa strabica

«Gli Stati Uniti, sotto le amministrazioni democratica e repubblicana dal 2002, hanno sostenuto una soluzione a due stati. Sulla scia del conflitto mortale di quest’anno, dobbiamo andare oltre il dichiarare il sostegno a tale soluzione: dobbiamo agire per renderlo tale -ha affermato Levin in una nota-. Solo una soluzione a due stati può garantire la sopravvivenza di Israele come stato democratico e patria nazionale per il popolo ebraico, e soddisfare le legittime aspirazioni del popolo palestinese per uno stato tutto suo».

Solo due popoli due Stati per la pace

«Per quanto difficile possa sembrare la strada da percorrere, solo uno Stato palestinese può garantire dignità e giustizia al popolo palestinese, senza i fardelli dell’occupazione». Uno degli altri firmatari della proposta di legge: «In qualità di membro del Congresso, ho la responsabilità di garantire che il denaro dei contribuenti promuova i nostri valori e interessi all’estero».

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